Afte ricorrenti: perché possono tornare e quando è utile farle valutare

Afte ricorrenti: dentista che esamina la bocca di una paziente durante una visita di controllo

Le afte sono piccole ulcerazioni dolorose che compaiono all’interno della bocca, spesso sulle labbra, sulle guance, sotto la lingua o sul pavimento orale. Nella forma più comune guariscono spontaneamente in una o due settimane.

Quando si ripresentano a intervalli variabili si parla di aftosi orale ricorrente. Gli episodi possono essere sporadici oppure tanto frequenti da rendere difficili l’alimentazione, la fonazione e la normale igiene orale.

Il fatto che tornino non significa automaticamente che esista una malattia generale. Tuttavia, frequenza, durata e caratteristiche diverse dal solito sono elementi utili per capire quando una valutazione è opportuna.

Che cosa sono le afte ricorrenti

L’afta tipica è rotonda o ovale, con una zona centrale chiara e un alone arrossato. È dolorosa, ma non è contagiosa e non coincide con l’herpes labiale, che compare più spesso sul bordo esterno delle labbra.

Le afte minori, le più comuni, hanno dimensioni contenute e tendono a risolversi senza cicatrici. Esistono però forme più grandi, profonde o numerose, che possono durare più a lungo e richiedere un inquadramento specifico.

Non tutte le ulcerazioni della bocca sono afte. Un morso accidentale, un dente scheggiato, un’otturazione ruvida o una protesi che sfrega possono provocare una lesione traumatica dall’aspetto simile.

Perché possono tornare

La causa dell’aftosi ricorrente non è completamente definita. Si ritiene che intervengano più fattori, tra cui una predisposizione individuale e una risposta infiammatoria della mucosa orale.

In alcune persone gli episodi sembrano comparire dopo piccoli traumi, periodi di stress o stanchezza, variazioni ormonali oppure il consumo di alimenti irritanti. Queste associazioni non sono uguali per tutti e non identificano da sole la causa.

In una parte dei casi possono essere presenti carenze di ferro, folati, vitamina B12 o zinco. Ulcerazioni simili possono inoltre accompagnare celiachia, malattie infiammatorie intestinali, alterazioni immunitarie o altre condizioni: per questo gli esami vanno decisi sulla base della storia clinica, non eseguiti automaticamente.

Quali elementi è utile osservare

Annotare quando compare l’ulcerazione, quanto dura e dopo quanto tempo ritorna aiuta a ricostruire il suo andamento. Sono utili anche numero, dimensioni, sede e presenza di dolore, febbre o altri sintomi.

Una fotografia scattata nei primi giorni può essere utile se la lesione guarisce prima della visita. Anche un breve diario di alimenti, farmaci, stress e piccoli traumi può far emergere coincidenze da discutere con il professionista.

È meglio evitare conclusioni basate su un singolo episodio. Una relazione temporale non dimostra necessariamente che un alimento o una carenza siano responsabili, mentre eliminazioni dietetiche estese possono risultare inutili o sbilanciate.

Come gestire un episodio

Durante la fase dolorosa è utile mantenere una buona igiene con uno spazzolino morbido, senza traumatizzare la zona. Cibi molto piccanti, acidi, salati, duri o troppo caldi possono aumentare il bruciore.

Gel, collutori o farmaci locali possono ridurre dolore e infiammazione in situazioni selezionate, ma la scelta dipende dal tipo di lesione, dalla frequenza degli episodi e dalle condizioni generali. Non tutti i prodotti sono adatti a ogni persona.

Integratori di ferro o vitamine non dovrebbero essere assunti soltanto perché le afte ritornano. Se si sospetta una carenza, è preferibile confermarla e correggerla con indicazioni mirate.

Quando è utile farle valutare

Una visita è indicata se un’ulcerazione non guarisce entro tre settimane, è più grande o diversa dal solito, sanguina, diventa progressivamente più rossa e dolorosa oppure si trova in una zona difficile da osservare.

È utile chiedere un controllo anche quando gli episodi diventano molto frequenti, iniziano improvvisamente in età adulta, impediscono di mangiare o bere oppure compaiono insieme a febbre, disturbi intestinali, dolore articolare, problemi oculari o ulcerazioni in altre sedi.

La valutazione parte dall’esame della mucosa e dalla raccolta della storia clinica. Se necessario, il dentista può indicare esami ematici o indirizzare al medico o allo specialista più adatto. L’obiettivo è distinguere un’aftosi tipica da altre cause di ulcerazione.

Nel nostro Studio Dentistico Stramesi di Milano, in Via Pietro Mascagni 7, possiamo valutare ulcerazioni ricorrenti, controllare eventuali fattori locali e definire se siano necessari ulteriori approfondimenti.

Per fissare una visita di controllo, contattaci al +39 02 89076063 o scrivi a info@studiostramesi.it.

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Fonti

NCBI Bookshelf – Recurrent Aphthous Stomatitis

NHS – Mouth ulcers

Actas Dermo-Sifiliográficas – Recurrent Aphthous Stomatitis

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