Radiografie dentali: a cosa servono, quando sono necessarie e quanto sono sicure

Radiografie dentali: paziente in poltrona osserva una radiografia panoramica su uno schermo in studio

Durante una visita odontoiatrica può capitare che venga richiesta una radiografia, e con essa arrivano le domande: è necessaria, serve a ogni controllo, quanta radiazione comporta. Sono interrogativi legittimi.

L’esame clinico permette di osservare denti e gengive, ma una parte importante della bocca non è visibile a occhio nudo: le superfici tra un dente e l’altro, le radici, l’osso che sostiene i denti, i denti non ancora comparsi o rimasti inclusi. Le radiografie dentali servono a completare questa valutazione.

Qui trovi i principali tipi di radiografia, ciò che permettono di vedere, i criteri con cui si decide se eseguirle e che cosa dicono i dati sulla dose di radiazione.

Cos’è una radiografia dentale

La radiografia dentale è un esame diagnostico che utilizza una piccola quantità di raggi X per ottenere un’immagine delle strutture interne della bocca. I tessuti più densi, come smalto e osso, assorbono più radiazione e appaiono più chiari, mentre quelli meno densi appaiono più scuri.

Le immagini si dividono in due gruppi: le radiografie endorali, in cui il sensore viene posizionato all’interno della bocca e l’immagine riguarda pochi denti, e le radiografie extraorali, in cui il sensore resta all’esterno e l’immagine comprende un’area più ampia. Oggi l’acquisizione è in genere digitale e il risultato è visibile subito sullo schermo.

L’esame non è mai fine a sé stesso: aggiunge un’informazione che l’ispezione diretta non può fornire e viene interpretato insieme alla storia clinica e all’esame obiettivo.

I principali tipi di radiografia

Ogni tipo di immagine risponde a una domanda clinica diversa:

  • Bitewing: mostra le corone dei denti superiori e inferiori di una stessa zona e permette di individuare le carie tra un dente e l’altro, difficili da vedere a occhio nudo.
  • Periapicale: inquadra il dente per intero, dalla corona alla punta della radice, insieme all’osso che lo circonda. Serve per valutare infezioni alla radice e stato dei tessuti di sostegno.
  • Panoramica (OPT): riprende in un’unica immagine entrambe le arcate, le mascelle e le articolazioni temporo-mandibolari, offrendo una visione d’insieme.
  • Occlusale: riprende una porzione più ampia di un’arcata, come vista dall’alto, ed è usata in situazioni specifiche, ad esempio per localizzare denti inclusi.

Quando è davvero necessaria

Le linee guida di ADA e American Academy of Oral and Maxillofacial Radiology, pubblicate nel 2026, indicano che lo screening radiografico non va eseguito prima della visita clinica. La decisione si basa su storia medica e odontoiatrica, esame obiettivo e valutazione del rischio individuale di carie e di malattia parodontale.

Anche la statunitense Food and Drug Administration precisa che le radiografie vanno prescritte quando si prevede che l’informazione aggiuntiva influenzi la cura. Nei pazienti a rischio più elevato di carie, ad esempio, è raccomandato un controllo con bitewing ogni 6-12 mesi se le superfici tra i denti non si possono esaminare a vista o con la sonda.

Non esiste quindi un calendario valido per tutti: chi ha un rischio basso e denti sani può averne bisogno meno spesso di chi presenta molte otturazioni o carie recenti. Nei bambini la scelta è più cauta, perché i tessuti in crescita sono più sensibili alla radiazione, ma i controlli possono essere più frequenti a causa dello sviluppo dentale in corso.

Quanto sono sicure

Le dosi impiegate in odontoiatria sono molto contenute. Una revisione pubblicata nel 2021 su Radiology Research and Practice, che ha analizzato gli studi del periodo 2010-2020, riporta una dose efficace media di circa 1,3 microsievert per una radiografia endorale e di circa 18 microsievert per una panoramica.

Come termine di paragone, gli stessi autori indicano che la radioattività naturale a cui una persona è esposta in media ogni anno corrisponde a circa 3.110 microsievert. Una radiografia endorale ne rappresenta quindi una frazione minima e una panoramica circa lo 0,6%.

L’ADA ricorda inoltre che la tecnologia moderna ha ridotto le dosi e che non raccomanda più grembiuli e collari piombati per i pazienti, perché possono coprire parte dell’area da riprendere e imporre nuove immagini. Il principio guida resta eseguire solo le radiografie utili.

Una radiografia dentale si decide dopo la visita, non prima. Quale immagine eseguire e con quale frequenza dipende dal rischio individuale e dalla domanda clinica a cui rispondere, non da una regola uguale per tutti.

Nel nostro Studio Dentistico Stramesi di Milano, in Via Pietro Mascagni 7, ogni esame diagnostico viene valutato in base alla situazione clinica di ciascun paziente e spiegato prima di essere eseguito.

Per fissare una visita di controllo, contattaci al +39 02 89076063 o scrivi a info@studiostramesi.it.

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Fonti

ADA MouthHealthy – X-rays

FDA – The Selection of Patients for Dental Radiographic Examinations

ADA e AAOMR – Patient selection for dental radiography and cone-beam computed tomography (2026)

Lee H, Badal A – A Review of Doses for Dental Imaging in 2010-2020 and Development of a Web Dose Calculator. Radiology Research and Practice, 2021

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